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Archivio mensile:febbraio 2013

Akita a pelo lungo: Il diritto del pedigree

Ecco un’altra questione molto dibattuta nei vari social network: ma agli akita a pelo lungo deve essere rilasciato il pedigree?

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La risposta di molti è questa:

Ma… è fuori standard, non deve fare esposizioni e non deve riprodursi, quindi non gli viene dato il pedigree.

Questo significa che dobbiamo chiarire cosa sia un pedigree.

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Partiamo dal presupposto che pedigree non significa esclusivamente avere accesso alle esposizioni ufficiali.

  • Innanzitutto il pedigree è l’unico documento ufficiale che attesti l’appartenenza di un cane ad una determinata razza; può essere in standard quanto vuoi, ma senza il pedigree non puoi chiamarlo akita.
  • E’ una sorta di carta di identità, nella quale sono riportati tutti i dati del cane: razza, colore, sesso, data di nascita, allevatore, microchip, ecc.
  • Serve anche per conoscere l’albero genealogico del cucciolo e vedere se i soggetti sono esenti da malattie ereditarie (qualora siano stati sottoposti a controlli ufficiali). Si possono trovare anche dei titoli che sono stati acquisiti, per esempio “campione riproduttore”.

Inoltre esiste un decreto legislativo (D.L. 30 dicembre 1992, n. 529, art.5) che consente il commercio di animali di razza esclusivamente se accompagnati da certificazione genealogica. Esiste anche una sanzione amministrativa per chi viola le prescrizioni contenute nel decreto.

Detto questo immagino che non ci siano più dubbi sull’affermare che il pedigree sia un diritto. Ma come viene applicato sui soggetti a pelo lungo? La prassi che è stata attuata negli ultimi anni non è univoca. Ci sono stati allevatori che hanno rilasciato un normalissimo pedigree e chi invece non lo ha emanato. Non emanare un pedigree però significa non dichiarare completamente una cucciolata, e già questo non sarebbe lecito.

Ma per quale motivo non rilasciarlo?

Un allevatore può decidere di non emanare il pedigree per un cucciolo a pelo lungo per diversi motivi: il più logico sarebbe quello di evitare che quel cane venga messo in riproduzione e trasmetta il gene PL.

In realtà esiste un’altra prassi, che è stata attuata per la prima volta in Italia sul mio akita a pelo lungo: nella dicitura “MANTELLO” è scritto “rosso fulvo pelo lungo” e poi è riportata la dicitura “NON AMMESSO ALLA RIPRODUZIONE”.

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Questa pratica è stata suggerita direttamente dall’ENCI, quindi attuabile regolarmente. Per ora viene messa in atto a discrezione dell’allevatore, ma a causa dell’aumento di cucciolate da parte di akita a pelo lungo il CIRN ha fatto richiesta all’ENCI che questa prassi venga attuata obbligatoriamente su tutti i cuccioli a pelo lungo. Vi allego la lettera in modo che possiate leggere tutti i dettagli.

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Su questo argomento penso di aver detto tutto, però se c’è qualcosa che volete approfondire o qualche argomento da proporre accetto consigli ben volentieri! Nel prossimo articolo parlerò del perché scegliere un pelo lungo. Se qualche proprietario volesse aggiungere la propria motivazione, la propria esperienza, il primo incontro con un “ultra pelone” ben venga, mi farebbe piacere inserire diversi pareri.

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Pubblicato da su 27/02/2013 in Pelo Lungo

 

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CAE1: Certificato Attitudine e Equilibrio

Metà novembre decisi con il mio Akita, Ashita di partecipare a una prova ufficiale di CAE1.

Di cosa si tratta?

CAE significa Certificato Attitudine e Equilibrio.  In questo test non viene solo valutato l’equilibrio del cane, ma anche il controllo da parte del conduttore.

Come avviene la prova?

Avviene in un parco o piazza e prevede diversi esercizi

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controllo microchip e presentazione al giudice

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indifferenza al gruppo composto da podisti, gente vestita in modo strano, resta a distanza.

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Vorrei comunque farvi notare che l’akita si esegue gli esercizi a lui richiesti, ma li esegue in Akita mode on…cioè a modo suo. E infatti Ashita è disteso a “gatto”.

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Indifferenza al passaggio di un passeggino, di un cane (ovviamente di sesso opposto) e di una persona che fa jogging

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passaggio di un ciclista

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passaggio in mezzo alle persone. Persone che cambiano andature, vestite in maniera strana. Ombrelli aperti all’improvviso.

Insomma a mio avviso il CAE-1 è un test che va a valutare sostanzialmente l’affidabilità e l’equilibrio del cane nella nostra società. È un test alla portata di tutti i cani. Non è necessaria una preparazione, ma sono sufficienti gli esercizi di educazione base , una buona socializzazione e un buon controllo da parte del conduttore.

 
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Pubblicato da su 26/02/2013 in Akita at work

 

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L’accoppiamento

Il prossimo argomento riguardante la fisiologia riproduttiva è l’accoppiamento. Come già scritto nel precedente articolo, l’accoppiamento tra i cani avviene generalmente due volte l’anno. Le femmine raggiungono la maturità sessuale con il primo calore dal  6° mese in poi mentre i maschi dal 7° in poi (dipende anche dalla linea di sangue). Il calore della femmina, detto anche ciclo estrale, si divide in 4 fasi:

  • Proestro,periodo che può variare da 3 a 17 giorni dove si ha un ingrossamento dei genitali esterni e lo sviluppo di un composto chimico nelle urine che attira il maschio. Anche se i maschi sono attratti da una femmina ed essa permette l’approccio, non significa che il maschio sia stato accettato:  la cagna tenderà ad allontanarsi o a minacciare il maschio troppo insistente. Read the rest of this entry »
 
 

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Akita in “movimento” per Ayame

Questa è la triste storia di Tiziana e delle sua cagnolina Ayame.

Ayame fin da piccola soffre di una grave displasia (grave malattia che non le permette di deambulare bene) ad entrambi le anche. L’intervento è molto delicato ma soprattutto costoso: Ayame ha subito il primo intervento ad un’anca qualche mese fa, ma nel frattempo le si è aggravata anche l’altra anca per cui dovrà subire un secondo intervento.

Tiziana si trova in una situazione molto precaria in questo momento, una bambina piccola, la separazione dal marito, un altro cagnolino malato di cuore da curare, un negozio da mandare avanti da sola… Tutte le sue forze sono concentrate per far quadrare tutto ma al momento la seconda operazione risulta impossibile (servono 3000 euro). Noi non ce la facciamo a stare a guardare, perchè in qualsiasi momento nella situazione di Tiziana ci possiamo trovare uno qualsiasi di noi per cui abbiamo lanciato questa campagna di solidarietà:

chiunque voglia aiutare Ayame può donare un piccolo contributo a:
BELLINATO JESSICA POSTEPAY n. 4030350622846561 C.F. BLLJSC81T64L359B.

Appena eseguito per cortesia mandate una mail con il vostro nome e l’importo versato a: amicidegliakita@yahoo.it in modo che possiamo tenere tutto sotto controllo!
Un grazie di cuore a tutti!

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AKITA “IN MOVIMENTO” PER AYAME

 
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Pubblicato da su 22/02/2013 in Solidarietà

 

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Il cane parla di Bash Dibra

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Come dog-trainer è una leggenda. Nel corso degli anni, ha addestrato centinaia di cani di ogni taglia e razza, di tutti i tipi, perfino quelli di star come Matthew Broderick, Calvin Klein, Mariah Carey e Jennifer Lopez. Il segreto del suo successo è la sua straordinaria capacità di comunicare con i cani utilizzando il loro stesso linguaggio.Ora Bash Dibra ci insegna a interpretare il misterioso, multiforme vocabolario dei nostri amici a quattro zampe.– Le espressioni facciali: per leggere negli occhi e sul muso del cane le sue emozioni, le sue intenzioni, il suo stato di salute.– Il linguaggio del corpo: per decifrare il significato di ogni postura e posizione.– La vocalizzazione: per comprendere ogni volta perché il cane abbaia, ulula, latra, guaisce, per soddisfare i suoi bisogni e prevenire problemi e disturbi.Se vi è capitato di cercare di farvi comprendere in un paese straniero, un luogo in cui nessuno sapeva capire la vostra lingua, allora sapete quale frustrazione può provare a volte un cane. Questo è un traduttore simultaneo per comunicare con il migliore amico dell’uomo. Per avere un cane sano, ben addestrato e davvero felice.

 
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Pubblicato da su 21/02/2013 in Recensione Libri

 

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DISCIPLINA CIVILE: Agility

di Francesca Zuffolato

Piccola parentesi:

EDUCAZIONE: dice la parola stessa “educare” il cane a vivere senza problemi all’interno della nostra società. Può farla chiunque e la si pratica ovunque.

ADDESTRAMENTO: specializzare il cane a una serie di attività cinosportive. A differenza della prima, la si pratica all’interno di un campo.

Sin dall’ inizio dell’amicizia uomo-cane… la sua utilità di è evoluta e sono nate tantissime discipline che divideremo per comodità in:

CIVILI

 

MILITARI

 

SOCIALI

Le discipline CIVILI sono tantissime:

aglility, mondioring, freestyle, dog disc, utilità e difesa, campagne, ring, obedience,

sheepdog, sledog, caccia, mostre di bellezza, coursing… e tante altre che vedremo ognuna volta per volta

AGILITY

agility

Disciplina adatta a tutti, a tutte le età, a tutte le razze, dimensioni.

E’ nata in Inghilterra come intrattenimento nei punti morti del CRUFT

Sono percorsi ad ostacoli (che ricordano gli ostacoli dello sport equestre) ed a tempo

Si dividono in due tipi: AGILITY percorso completo che prevede anche le cosidette ZONE A CONTATTO (passerella, bascula e palizzata) e JUMPING solo salti senza le zone di contatto.

MINI, MEDIUM E LARGE: in base alla taglia del cane

Prevede tre classi (CLASSE 1, CLASSE 2 CLASSE 3) e DEBUTTANTI : la differenza tra loro è il livello di difficoltà

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Ecco un video dimostrativo dell’atletico Akita SAVIANO

 
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Pubblicato da su 20/02/2013 in Akita at work

 

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Ora, aveva la certezza che avrebbe avuto per sempre qualcosa di lui…

di Giulia Alberti

C’era una volta Uno che aveva un cane.
Uno e il suo cane avevano vissuto per molti anni insieme.
Uno era molto affezionato al suo cane.
Del resto, quest’affetto era pienamente ricambiato dal cane di Uno.
Uno era intimorito al pensiero che il suo cane non sarebbe stato con lui per tutto il tempo che ad Uno restava da vivere.
Uno sapeva bene che i cani hanno una vita molto più breve dei propri padroni, a meno che non li si prenda cuccioletti, quando si è già molto avanti con gli anni.
Uno pensava sempre che mai e poi mai avrebbe voluto separarsi da lui; gli capitava di essere attraversato da questi pensieri tristi soprattutto quando il cane si metteva sdraiato a pancia sotto e, standosene immobile, lo teneva costantemente sotto osservazione con uno sguardo tra l’amorevole e l’apprensivo, pronto a scattare in piedi e a seguirlo, non appena Uno avesse deciso di spostarsi altrove.
Per quanto ci pensasse su, Uno sapeva che non c’erano alternative possibili al fatto che, inesorabilmente, il momento della morte del suo cane sarebbe giunto e che, al quel punto, non ci sarebbe stato più niente da fare, se non prendere atto della triste realtà di dover rimanere senza il l’amico fedele.
I cani – si sa – muoiono quasi sempre prima dei loro padroni, anche se a volte capita il contrario.
Una volta un giovane era morto, cadendo dall’alto del cielo con l’aereo su cui viaggiava per tornare a casa, dove lo attendevano il padre anziano ed un cane fedele. Invano il padre e il cane lo attesero: il giovane non fece più ritorno. Il vecchio non poté più rivedere il figlio nemmeno da morto, ma comunque di lui sapeva che era morto e sepolto, senza ombra di dubbio. Il cane, invece, viveva ignaro in un eterno presente, continuando ad aspettare sempre il padrone tanto amato. Per molti anni ancora, giorno dopo giorno, l’anziano genitore mestamente portava il cane a passeggio al posto del figlio, rispettando in tutto e per tutto le abitudini che questi aveva istituito nel rapporto con la povera bestiola: i due camminavano tristi, ma con dignità, e, con il trascorrere degli anni, sempre più piano, man mano che le loro forze andavano scemando. La loro passeggiata, per quanto fossero in due ad andare, era sempre una passeggiata solitaria (anche se, in fondo, di mutua solidarietà) … e nessuno dei due osava mai alzare lo sguardo verso il cielo traditore.
Uno, dopo aver pensato e ripensato nel corso di tante notti insonni passate ad arrovellarsi il cervello, mentre il suo cane – ignaro di tanta inquietudine – dormiva beatamente sul tappetino ai piedi del letto, ogni tanto gemendo e sbuffando intento in un suo sogno di caccia, ebbe all’improvviso un’idea che gli parve subito rassicurante e di conforto.
“Anziché spazzare via tutti i peli del mio cane dopo averlo spazzolato” si disse “Li raccoglierò sistematicamente e quando ne avrò a sufficienza, porterò tutta la matassa in una fabbrica, mi farò filare un filo di lana con questi peli e, poi, con i gomitoli di lana che riuscirò ad ottenere mi farò tessere un maglione: così potrò avere il mio cane sempre con me, quanto meno il suo odore e la consistenza della sua pelliccia sempre a portata di mano…”
Uno fu molto contento di quest’idea e, detto fatto, da quella notte, si impegnò a raccogliere non solo le matasse di pelo che si formavano ogni volta che lui lo spazzolava, ma anche tutti i peli che il cane perdeva naturalmente.
Nel giro di qualche mese Uno aveva raccolto ben due sacchi di pelo nero-grigio, ispido e, quindi, carico dei suoi due sacchi, prese commiato dal suo cane per andare alla ricerca di un fabbrica o di un laboratorio artigianale dove potessero filare questi peli per trasformarli in bella lana di cane…
Ma la realizzazione di questa fase del suo progetto si rivelò ben più difficile di quanto Uno non avesse potuto pensare.
Uno, infatti, viveva in un mondo in cui da tempo si erano perse le più elementari abilità artigianali e ben pochi – forse ormai quasi nessuno – erano quelli capaci di manipolare sostanze naturali per produrre degli oggetti.
Per quanto riguarda poi l’oggetto specifico della ricerca di Uno, ormai quasi tutti gli artigiani – nella confezione dei diversi tipi di tessuti – si erano abituati a maneggiare prevalentemente i materiali sintetici oppure alcuni derivati della lavorazione del petrolio.
“Un ben triste mondo è questo” Uno si ripeteva sovente, parlando sommessamente tra sé e sé, per darsi compagnia, mentre continuava instancabile nella sua ricerca solitaria.
Ma non c’era solo questa difficoltà: tutti quelli da lui interpellati reagivano malamente quando venivano a sapere che i due sacchi erano pieni di pelo di cane e lo interrogavano minuziosamente sui perché e sui percome del suo progetto, per poi fare dei commenti schifati, che rivelavano i loro pregiudizi e una totale incomprensione del desiderio di Uno. Gli dicevano sprezzanti: “E che diamine, sei un uomo oppure una bestia? Ma forse non sei altro che un cane rognoso, bisognoso di pelo nuovo con cui rivestirsi… Vattene via, dunque, miserabile cane rognoso! Non mi contaminare con le tue pustole orrende!”
E, in questi casi che, purtroppo, si ripetevano sovente, quando andava bene questi individui intolleranti si limitano a scacciare Uno, ma quando andava male lo prendevano a calci oppure gli rovesciavano addosso secchi di spazzatura e gli mandavano appresso i ragazzini di casa a schernirlo e a bersagliarlo con uova marce e verdure muffite.
Uno comunque non si dava per vinto. Man mano che passava il tempo si rendeva conto che tutte le sue peripezie erano una necessaria prova di devozione e di affetto nei confronti del suo cane che lo aspettava paziente.
Alla fine, cerca qua cerca là, raccogli informazioni di qua raccogli informazioni di là, la perseveranza di Uno venne finalmente ricompensata. Uno, seguendo con infinita pazienza le tracce, derivanti da informazioni dette a mezza voce da alcuni di quelli che erano stati ad ascoltarlo con maggiore pazienza, si mise sulle tracce di una vecchina.
E, infine, nella parte più antica di una città, costruita sulla riva di un fiume impetuoso, in una casupola posta nel cuore più profondo di un intrico di viuzze strette e fatiscenti, la trovò.
Toc! Toc! Uno bussò alla porta tutta sconnessa.
“Avanti! Accomodati” fece una voce dall’interno “Entra pure, la porta è aperta, si tratta solo di spingerla con un certo vigore. Certo, sono sicura che il vigore è una cosa che non ti manca, visto se sei riuscito ad arrivare da me dopo tanto girovagare”
Uno si sentì confortato da queste parole e, raccogliendo le sue forze, spinse il battente cigolante ed entrò.
Resa incorporea dalla semioscurità che avvolgeva la stanza, la voce aggiunse “Devi sapere che tanti mi cercano, ma soltanto pochi riescono a trovarmi.”
Mentre Uno cercava di trovare le parole più adatte per formulare la sua richiesta, la stanza si rischiarò all’improvviso, quasi per incanto, e venne inondata da una bellissima luce dorata.
Davanti a lui c’era la vecchina che per tanto tempo aveva cercato e, in un attimo sospeso di silenzio stupito, Uno ebbe modo di osservarla.
Era una donna vecchissima, tutta bianca e rugosa, vestita di nero perché nella sua vita aveva molto sofferto per la morte di tutte le persone che le erano state care, ma con gli occhi ridenti; il nero degli abiti conferiva una grande luminosità al suo volto vizzo, incorniciato di candidi capelli bianchi e illuminato da bellissimi occhi azzurri ancora vivi, non offuscati dall’età.
Uno le disse: “Finalmente ti ho trovata, vecchina! Mi hanno detto che tu sei l’unica persona al mondo che possa fare per me una cosa a cui tengo moltissimo… Ho chiesto a tanti ma nessuno è stato capace di fare quello che io chiedevo oppure – pur essendone capace – non ha voluto farlo e, invece, mi ha dileggiato… Infatti, alcuni, tra i più esperti lavoratori delle filande mi hanno detto che non avevano alcuna intenzione di rovinarsi la reputazione, solo per farmi un favore, per quanto io abbia sempre dichiarato di essere disposto a pagare a peso d’oro, pur di ottenere ciò che chiedevo…
“Dimmi” disse la vecchina, con una voce esile “di cosa hai bisogno? In verità, io so già cosa vuoi dirmi, ma devi essere tu a formulare il tuo desiderio, con le tue parole… Se parlerai bene, sarai esaudito.”
“Ho qui con me questi due sacchi pieni fino all’orlo dei peli di cane” Uno replicò subito… “Tu, con le tue mani abilissime nel maneggiare il fuso e la spola, dovresti trasformarli in buona lana cosicché io poi possa farmi fare un bel maglione caldo caldo di lana-cane. Tanti mi hanno detto di venire da te perché sei la più brava nel fare questo genere di lavori.”
“Bene! Ma, ora, devi dirmi perché tu vuoi che io faccia questa cosa tanto insolita e devi farmi capire qual è il motivo per cui io la debba fare” ingiunse la vecchina.
“Si tratta dei peli del mantello del mio amato cane… So che presto dovrà morire… Ed io voglio avere qualcosa che mi faccia ricordare di lui… Ma non è solo questo: vorrei poter avere ogni tanto la possibilità di sperimentare le stesse sensazioni che provo quando comincio a grattarlo nel petto, là dove il suo pelo è più fitto e più morbido… E lui allora è palesemente soddisfatto da questo grattuggiamento e comincia freneticamente ad agitare le zampe di dietro come per grattarsi. Quando comincia a fare così, io gli dico, ridacchiando, ‘Eh!Eh!Eh! Vecchio mio, ti ho fatto venire la grattarola! Cosa ti succede? Pensi forse di avere una pulcetta girovaga persa nel folto del tuo pelo? Errore!’ Vecchina, devi sapere però che con questi grattuggiamenti non bisogna mai insistere più di tanto, e – come sanno bene tutti quelli esperti nel solleticare e nell’essere solleticati – bisogna sapere alternarli con delle pause sapienti, per evitare che il solletico diventi fastidiosa sofferenza se non dolore umiliante. Quindi, insistendo con questo solleticamento alternato a brevi pause, dopo un po’, il mio canuzzo si mette sempre a pancia in su in una posizione di totale resa ed emette dei profondi sospiri di soddisfazione, tenendo gli occhi semi-chiusi… Il mio desiderio del maglione di lana-cane nasce dalla mia aspirazione di avere qualcosa che mi ricordi questi momenti, soprattutto la consistenza della pelliccia quando le mie dita vi sprofondano dentro. Ma non solo questo. Mi piacerebbe anche poter annusare ogni tanto il suo odore e, ancora, quell’altro odore acre ed inconfondibile che esala la sua pelliccia bagnata quando lo lavo…”
“Da tutto quello che mi hai detto, capisco che le tue intenzioni sono buone” disse la vecchina “Sei mosso dall’amore per il tuo amico. Soltanto per questo, e non per denaro, io ti aiuterò ad esaudire il tuo desiderio.”
“Lascia, dunque i due sacchi di peli e ritorna da me tra sei mesi” soggiunse la vecchina. “Ho bisogno di una speciale concentrazione per compiere quest’impresa. Siccome mi hai fatto capire che vuoi proprio molto bene al tuo cane, non solo mi occuperò di filare il suo pelo, ma io stessa con i gomitoli di lana che riuscirò a fabbricare, confezionerò personalmente il maglione che desideri.”
Uno, prima di andarsene, insistette per pattuire con la vecchina una qualche ricompensa che non fosse vil denaro.
“Vecchina, con le tue parole mi stai rasserenando: adesso non avrò più motivo di temere per la morte del mio cane. Ma, dimmi, anche se non vuoi un pagamento in denari, quale sarà la tua ricompensa per questo impagabile lavoro?”
“Uno, hai detto veramente bene: questo mio lavoro è impagabile. Non lo farei per chiunque. Non ha prezzo. Lo faccio per te perché sei stato capace di dimostrarmi che vuoi veramente bene al tuo cane. È per questo motivo che non voglio denari. Non si può pagare con i soldi una cosa che è così intensamente desiderata per amore e per dedizione”
“Ma, allora, cosa posso fare per te?” disse Uno.
“Vedi” gli rispose la vecchina “Qui ho molto freddo. Questa mia casupola è piena di umidità e i miei poveri piedi sono attanagliati dal dolore. Ho bisogno di tenerli al caldo. Quindi faremo così: con la lana del tuo cane farò il maglione che tu desideri e, per me, – con lo stesso pelo – confezionerò due morbide pantofole per tenere al caldo i miei piedi deformati dall’artrite.”
“E se la lana non dovesse bastare?”
“Vuol dire che il maglione sarà monco di una piccola parte, magari sarà privo di una manica o, semplicemente, una delle maniche verrà più corta…”
“Va bene, vecchina! Affare fatto” disse Uno congedandosi.
Uno se ne andò fiducioso e tornò ad occuparsi del suo cane senza più tristezza.
Ora, aveva la certezza che avrebbe avuto per sempre qualcosa di lui.
Anche quando il suo cane fosse morto.
Allo scadere del tempo pattuito, Uno di nuovo si commiatò dal suo cane si rimise in viaggio, ma questa volta con l’animo più leggero. Questa volta molto più rapidamente, ripercorse tutta la strada fatta la prima volta e si ripresentò al cospetto della vecchina che, senza preamboli di alcun genere, prese un involto informe e, strappando la grezza carta da pacchi che lo avviluppava, ne tirò fuori uno splendido maglione grigio-nero, morbidissimo al tatto, ma privo di una manica… Uno si accorse che la sua vecchina adesso aveva ai piedi splendide pantofole dello stesso colore e tutte finemente ricamate.
In quest’occasione Uno e la vecchina non si parlarono.
In realtà, era come se non ci fosse più niente da dire, o meglio qualsiasi parola detta avrebbe guastato la solennità del momento e la sensazione che un piccolo miracolo si era appena compiuto. Si sa che i miracoli il più delle volte non possono essere commentati con le parole: qualsiasi parola si cerchi di usare rischia di avere un effetto di banalizzazione di qualcosa che di per sé è ineffabile.
Uno indossò il maglione nuovo, ancor prima di lasciare la casupola della vecchina, e se tornò nella sua città tutto soddisfatto.
Non appena arrivò a casa ci fu una grande festa: il suo cane gli saltò addosso, com’era solito fare al rientro del suo padrone, ma questa volta trascorse molto tempo ad annusare in modo analitico il maglione nuovo del suo padrone.
I cani – si sa – hanno un olfatto fotografico che funziona proprio come la vista per gli uomini. Qualsiasi riconoscimento da parte dei cani è soprattutto olfattivo prima ancora che visivo
L’odore che i cani avvertono è come la presenza fisica di un altro essere: e ciò accade anche a distanza di molto tempo dalla creazione di una singola traccia olfattiva.
In presenza di molti odori appartenenti a tanti cani diversi, i cani sono realmente in grado di “vedere” i congeneri che hanno lasciato queste tracce, anche molto tempo prima.
Alla fine delle molteplici e accurate analisi logiche e grammaticali delle tracce olfattive contenute nel maglione che poi non erano altro che varianti del suo stesso inconfondibile odore mescolato a quello per lui altrettanto inconfondibile di Uno, fu evidente che il cane era veramente contento e soddisfatto del maglione nuovo di Uno, talmente contento che passò la mezz’ora successiva a latrare di gioia, correndo di qua e di là e riservando ad Uno grandi leccate sulla faccia.

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Pubblicato da su 19/02/2013 in Lana Di Cane

 

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